"A mente è n'pilo i capiddo"
Non è questione di nuova sensibilità, neppure che l'ambiente e la salute siano diventate "improvvisamente" centrali, né che la resistenza delle donne e degli uomini al fare neocoloniale dei mercati e dei loro Stati non trovi altre "occasioni" di organizzazione e lotta, è che l'attacco ai territori, alla loro relativa autonomia, ha toccato un limite epocale.
L'arroganza dei governi, le politiche platealmente servili con cui si soddisfano le voglie incontenibili di profitto dei gruppi economici e militari, che riorganizzano l'intero mondo a partire dai loro interessi, si riversano direttamente sui territori nelle differenti forme delle speculazioni edilizie, delle grandi assurde ed inutili infrastrutture, della privatizzazione delle acque, delle basi militari, delle megadiscariche, degli inceneritori, delle trivellazioni, delle cementificazioni, dell'annullamento delle zone protette, ecc.
In Sicilia, come in tutta Italia, ci troviamo ad affrontare gli esiti di una vera e propria strategia di espropriazione e devastazione territoriale.
Centinaia di comitati resistenti sono sorti, ma la mancanza di relazioni, di circolazione delle esperienze e di connessione delle diverse iniziative, rende spesso deboli e inefficaci le lotte dei comitati e delle popolazioni locali.
Nei giorni 8 settembre dalle 17 e 9 settembre dalle 10:00, presso il 1° campeggio NOINC sulle montagne di Bellolampo (PA), in contrada Pizzo Capra si terrà un incontro sullo "Stato dei territori ed autorganizzazione": un primo incontro regionale delle realtà che resistono all'attuale "modello di sviluppo".
Sono invitate ad intervenire tutte le realtà che si muovono sui territori.
Saranno presenti i comitati No Dal Molin e No TAV.
Per info e adesioni : kaos@simail.it , noinc@autistici.org
Molto è stato detto e scritto sulla lotta contro le trivellazioni, dei perché diversi cittadini siciliani hanno intrapreso un percorso di opposizione, alla pretesa di alcuni, tra burocrati della regione siciliana, pescecani del petrolio, con la connivenza trasversale di elementi di partito di destra e di sinistra, di perforare la nostra Terra.
Della dinamica storica che negli ultimi 2 anni ci ha visti in prima persona a dire no abbiamo speso fiumi di parole e di inchiostro; adesso ci sembra opportuno porre l’accento sul alcuni aspetti che riteniamo doveroso dover affrontare, per poter dare un respiro nuovo ai motivi della nostra opposizione.
Siamo contro le trivellazioni perché se esse passassero, per l’ennesima volta le popolazioni siciliane si troverebbero a dover subire ulteriori devastazioni ambientali; devastazioni che porterebbero dietro di sé alcuni nefasti effetti che noi vogliamo evitare tenacemente.
La loro presenza aumenterebbe gli appetiti di profitto di alcune lobbies, che pur di avere fette di torta da spartire sarebbero disposte a tutto; il pensiero facilmente si proietta agli interessi politico-mafiosi che nella nostra isola sono più forti che mai, ed il loro eventuale intervento creerebbe un ulteriore incancrenimento delle problematiche sociali dei nostri territori.
E’ facile immaginare che la presenza di queste infrastrutture petrolifere farebbero accrescere in modo esponenziale il controllo e la repressione sia poliziesca che militare nelle nostre strade; questo perché la difesa di tutto ciò deve essere garantita sia dalle istituzioni sia dalle varie realtà politiche che svolgono il loro ruolo di difesa degli interessi di classe.
Vi siete mai chiesti perché l’esercito italiano si trova proprio a Bassora, in Iraq? Perché lì c’è l’ ENI che sfrutta i giacimenti petroliferi iracheni; questo è un esempio macroscopico di come profitto, economia, repressione e militarismo vanno d’accordo.
Potremmo continuare con altri esempi, ma questo è solo un volantino e non possiamo essere esageratamente prolissi, però per chiudere vorremmo che all’interno di queste tematiche si aprisse un fronte internazionalista, cominciando a considerare che il problema non è solo nostro, ma che riguarda milioni di oppressi e di sfruttati del Sud del Mondo.
Basti pensare alle popolazioni nigeriane che subiscono lo scempio nei loro territori da parte della nostra ENI e che altresì subiscono una pesante repressione politico-militare da parte del loro governo, complice degli interessi economici del capitalismo italiano.
Alla luce di quanto scritto noi affermiamo che la lotta alle trivellazioni non è solamente un opporsi ad un atto che riteniamo un abuso nei nostri confronti, ma è uno dei molteplici aspetti della lotta contro il capitalismo ed il suo sfruttamento, e contro la concezione autoritaria e oppressiva della società del dominio in cui ancora oggi disgraziatamente ci tocca vivere.
Per tutto questo riteniamo più che mai utile agire in prima persona nella conquista dei nostri diritti e delle nostre libertà, non delegando ad alcuno il nostro protagonismo diretto nella gestione delle lotte, perché la gestione delle lotte deve essere propedeutica alla futura gestione sociale del domani; per questo noi ci siamo costituiti in MOVIMENTO DI BASE, perché è dal basso che auspichiamo ci sia la vittoria delle nostre idee e dei nostri progetti societari, perché è dal basso che possiamo sconfiggere i programmi di dominio e di morte dei potenti.